Il gioco è vietato ai minori di anni 18.
Giocare troppo può causare dipendenza patologica.
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Discussione: This is my life, Gi01

  1. #21
    Scandinavian LAG L'avatar di alideicherubi
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    nice!
    POSSO AFFERMARE IN TUTTA ONESTA ED ANCHE SENZA PROVE,CHE è TUTTO TAROCCATO,LO PERCEPISCO IN MANIERA CHIARA,ANCHE PERCHè GIOCANDO 8 ORE DI SEGUITO ONLINE VI ASSICURO CHE SI DIVENTA TALMENTE ATTENTI DA CAPIRE QUANDO SUCCEDE L IMPONDERABILE,O QUANDO INVECE SI TRATTA DI QUALCOSA CHE è STATO INDOTTO DA QUALCHE FORZA OSCURA.

  2. #22
    Tight Agressive
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    More more more more!!!

  3. #23
    Cbet VIP User L'avatar di Gi01
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    Ce ne vorrà di tempo ragazzi
    Se proprio hai bisogno di dirmi qualcosa, contattami su https://www.facebook.com/giuliogi01

  4. #24
    Calling Station L'avatar di Aless86andro
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    Very nice!


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    l unico a vincere e il sito ,perche oggi ti fa vincere ,e domani ti maggia cio che avevi vinti e cio che caricherai dopo,o se vinci la mattina la sera te li leva , solo se ti compri il pachetto da loro puoi vincere sempre ,quardando tutte le carte ,e molti siti anno dei colaboratori che fanno questo x loro

  5. #25
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    tvb

  6. #26
    Calling Station L'avatar di craven7
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    bella storia Giu, ora aspettiamo il resto con trepidazione

  7. #27
    Monkey Tilt L'avatar di lutherBlissett
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    in b4, nel 2030: "ricordo quel giorno come se fosse ieri, sabato 5 maggio 2012: scoprii la mia vocazione per la scrittura, e abbandonai del tutto il mondo del poker."
    To see victory only when it is within the ken of the common herd is not the acme of excellence.

  8. #28
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    Complimenti, queste storie fanno capire quanto cazzo corre veloce il poker...

  9. #29
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    C00L!!To be continued...
    Miracles.Events with astronomical odds of occurring,like oxygen turning into gold.
    The less you believed in life the less you had to lose. I didn't have very much to lose,me and my medium-sized cock.
    I am not in danger,Skyler.I am the danger!A guy opens his door and gets shot and you think that of me?
    No.I am the one who knocks!

  10. #30
    Antonius L'avatar di dehc
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    respect!
    prossima volta che passi da saronno sei invitato a cena da me
    > napolibett : finca la barca va lasce lantare

  11. #31
    Tight Agressive L'avatar di daniecol
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    tutto molto bello

  12. #32
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    Nice chapter one

  13. #33
    Tight Agressive L'avatar di peppe70
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    uscirà anche in versione e-book per il mio nuovo reader???

  14. #34
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    Nice ! Aspettiamo il proseguo

  15. #35
    Cbet VIP User L'avatar di Gi01
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    Capitolo due: Dottor Giulio Astarita

    Quando hai 24 anni e hai una laurea con tutti i massimi che ti sei sudato dal primo all’ultimo minuto, senza un calcio in culo da parte di nessuno, senza parenti o amici di sorta che ti abbiano regalato nulla, ti senti come se fosse dovuto in qualche modo lo step successivo.
    Non un grande lavoro, per carità. La gavetta è dovuta, è un must non solo sociale, ma soprattutto pratico in un’università che non ti prepara alla vita per quanta tua competenza tecnica vi sia.

    Così, un 24enne Giulio affrontava col massimo dei sorrisi questa nuova fase della sua vita. Battagliero come pochi, affrontava colloqui di lavoro a raffica, spediva CV in un’epoca in cui ancora si spedivano cartacei più che solo via Email. Alcune buone opportunità all’orizzonte, ma incontrò quello che sarebbe divenuto IL problema principale nella sua vita lavorativa.
    I raccomandati.

    Non sto dicendo che sono tutti raccomandati ed io no. Sarebbe un po’ come il server che ci odia. Ma è chiaro che, date le mie ambizioni non bassissime, mi trovai ad avere accesso a posti non esattamente banali da neolaureato. Salvo poi essere superato sul filo di lana da perfetti signor nessuno, alcuni dei quali conobbi e seguii pure, con l’unica capacità di avere qualcuno che facesse una telefonata per loro. Telefonata che mio padre non aveva amici cui fare, e che io non avrei accettato comunque. Un determinato figlio di un sottosegretario non sa quanto karma negativo si è beccato da parte mia.

    Dopo un mese di pausa e 5 di colloqui, con tutta la crisi in Italia e nonostante un governo totalmente ridicolo (che già allora sapevo avremmo pagato per decenni) ero a dir poco demoralizzato. In questo contesto il mio rapporto con il gioco online si chiamava “Diablo 2” (e dicevamo, la storia si ripete), non certo “Poker”.

    Arrivò poi un’offerta di reload, se non erro da parte di Ultimatebet. Erano passati 5-6 mesi dal mio ultimo torneo, ma in un momento in cui avevo fin troppo tempo libero mi sembrò una cosa intelligente per passare il tempo. Così, riattivai il mio account e ricominciai a giochicchiare. In questo contesto, fine 2003, ridepositai anche su PokerStars. Ed era arrivato un nuovo tipo di gioco: i Sit and Go. Moneymaker aveva vinto le WSOP 2003 e tutti i siti erano diventati sensibilmente più grandi di prima.
    Capii immediatamente che non erano come i tornei o come il cash, che nel mentre era sempre più No Limit e sempre meno limit. C’era qualcosa di diverso nel modo corretto di giocarli. L’ICM sarebbe comparso 2 anni e passa dopo, ma ebbi una sorta di illuminazione. Avevo capito qualcosa che non era chiarissimo a tutti in quel momento, almeno ai miei livelli. Purtroppo per me (forse), non coltivai quell’illuminazione, “distratto” dalla vita reale.
    Ricomincia a giocare con maggior frequenza, ma incappai in quella che so essere stata una bad run. Ora, vai a capire che con 4-500$ sul conto (da bravo disoccupato) sarebbe stato opportuno giocare al più tornei da 5 o 10, anche qualora avessi avuto edge che non penso di aver avuto all’epoca.

    Sopravvissi a me stesso. Incappai nei primi tilt, e nel mentre arrivò un’offerta di lavoro da Milano per uno stage.
    Non potevo dire di essere felice. Lo stage era senza un fine alcuno, la mia ragazza era a Napoli, avevo vissuto quasi tutta la mia vita a Napoli. Insomma, non benissimo.

    Ma da qualche parte si deve pur cominciare. Andai a Milano, e cominciai a lavorare col massimo della passione. A questo giro il poker però non uscì dalla mia vita; semplicemente era un po’ più nascosto.
    Una delle cose di cui non ho parlato finora era “cosa diceva la gente”. E non l’ho fatto perché mi faceva sentire quasi un ladro. La mia ragazza? No ti prego. I miei? Se mia madre vedeva 2 carte nella migliore delle ipotesi mi pensava a chiedere l’elemosina sotto i ponti (e tutt’ora ha un po’ di dubbi). Parenti ed amici? E che caxxo è sto poker online?

    No, davvero impossibile da condividere. Anche se online su PS vedevo alcuni nick Italiani (InterStars, MilanStars, M.I. 1980 mi pare fossero tra i più vecchi) sapevo di essere un caso raro in Italia, e Google continuava a non parlare di nulla di Italiano (anche se si trovava qualche articolo che parlava di poker, con astuti consigli tipo di difendere le coppie o della posizione: pare servisse a qualcosa).

    Con un lungo processo di “Trial and error” capii sempre più cose, ma altri capivano più di me. Magari erano più bravi, più portati o semplicemente avevano più tempo. Il poker aveva avuto un nuovo momento di boom nella mia vita, ma non ero quasi progredito come giocatore perché pur avendo idee non le coltivavo. Poco il tempo dedicabile, poco il tempo di studiarci sopra. Scemo non ero, ma vi assicuro che senza confronto si cresce poco, men che meno quando hai poco tempo di qualità da dedicarci.

    Nel mentre, la vita reale di cui il poker era una misera frazione si faceva sentire. Cambiai lavoro: ebbi una offerta per fare il consulente organizzativo free lance. Mi sembrava una cosa stupenda, avere un progetto mio da seguire. Anche nella più scrausa delle piccole aziende del Milanese con pochissimi accorgimenti si potevano ottenere grandi risultati. A rivederli a freddo, alcuni anni dopo capii che avevo proposto delle vere e proprie rivoluzioni, che avevo inserito processi logici decisionali, che avevo precise idee su come e perché le responsabilità dovessero essere di questa o quella persona. Nel 2007 mi arrivò una lettera di quello che sarebbe stato il mio cliente numero 1, con cui litigai da morire perché era un idiota leghista e diceva che gli stavo distruggendo l'azienda, ove mi ringraziava perché, a distanza di 3 anni, il 75% dei suoi clienti erano originati e gestiti da quello che avevo messo su io e i suoi margini operativi erano saliti. Fu una delle mie più grandi soddisfazioni.

    In una parola, fui manager di qualcosa per la prima volta nella mia vita e mi piacque tantissimo all’inizio, soprattutto perché ottenevo alcuni risultati. Rispetto a tanti amici, magari non lavoravo come stagista o passacarte in rinominate aziende di consulenza, ma mi facevo il culo nell’ultima delle fabbriche, lavorando sul campo e apprendendo ad una velocità che posso dire NESSUNA azienda mi avrebbe potuto dare. Era 100 volte più stressante, ma imparai da morire. I “capi” erano degli imprenditorini para-leghisti con capacità dialogiche pari a quelle di un bruco, e soddisfazioni te ne davano zero. Ma non era a quello che mi serviva quel lavoro.

    Inoltre, dopo 4 anni e mezzo mi lasciai con la mia ragazza. Ero single per la prima volta dal 2000. Ero sopravvissuto a 500 litigate, 1000 problemi ed un Erasmus, ma non alla distanza.
    Mi ritrovavo a Milano, città non mia e che non sentivo mia, con un lavoro che mi uccideva, poco tempo libero e pochi soldi, single.

    Il poker in questo contesto inesperto a 25 anni diventa solo una cosa: un problema. Come potevo sperare di vincere, con la testa assolutamente compressa dai 100 problemi della vita quotidiana, dovendo ricostruire quasi tutto da zero? Istintivamente (e per fortuna) il poker uscì di nuovo dalla mia vita.
    Sarebbe stata una lunga pausa, molto più lunga della precedente. E sarebbe stata anche l’ultima.

    Mi uccisi di lavoro, ma conobbi tanta gente simpatica ed intelligente in quel periodo in altri ambiti della mia vita; Milano era meno angosciante, e poco a poco ci feci l’abitudine. Ma l’avere un lavoro poco stabile e praticamente nessun punto fermo non era la cosa migliore del mondo.
    A fine 2004, lasciai Milano, lasciai il lavoro con l’obiettivo di entrare in una società di consulenza più strutturata di me stesso. La verità è che fu tutta un’abile scusa con me stesso perché (ingenuo!) volevo tornare a Napoli.

    In quell’anno, pokeristicamente ero cresciuto zero o quasi, in un mercato che era in fase esplosiva. Come uomo molto di più. Come manager, ero appena nato. Ma le diverse entità della mia vita non si sarebbero incontrate ancora per un bel po’.

    Tornai a Napoli, stanco ma con un bel bagaglio sulle spalle, con altre idee da provare. Poco prima di Natale (penultimo giorno a Milano) mi si ruppe il portatile che avevo ormai da 3 anni. Fu un salasso inatteso, ma con i soldi rimasti del lavoro e del poker ne comprai uno nuovo bello potente, e per la prima volta decisi coscientemente di NON installarvi alcuna room. Avevo conosciuto il tilt, sapevo che quel giochino poteva darmi gioie e soddisfazioni, capii che non avevo la testa manco per provarci.

    Arrivai a Napoli con la mia Punto carica di bagagli, deciso come ero partito, e senza alcuna voglia di giocare a poker. Era il 23 Dicembre 2004.
    Se proprio hai bisogno di dirmi qualcosa, contattami su https://www.facebook.com/giuliogi01

  16. #36
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    nice post...di una delle persone(seppur non conoscendolo direttamente) che stimo di più
    per come si pone e per quello che ha fatto in questi anni!VGG @Gi01
    ps. ora di @PokerStars Giulio di riggarmi l'account plz
    elorrrr likes this.

  17. #37
    Calling Station L'avatar di alkyyy7
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    nice post boss.

  18. #38
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    Quando ho letto il disclamer ho pensato, macchitteseincula!

    Poi ho pensato... MOAR!

  19. #39
    Scandinavian LAG L'avatar di RickyWawis
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    che figata...ottima idea Gio
    You gotta want to succeed as bad as you want to breathe...then you'll be successful

  20. #40
    Calling Station L'avatar di sacred
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    Fantastico, semplicemente fantastico. MOAR!

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